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Il Ministero dell'Istruzione ha ufficialmente indicato le date e le modalità per l'iscrizione scolastica: dal 7 al 31 gennaio 2020 sarà necessario fare la registrazione on line e effettuare quindi la scelta della futura scuola di ogni studente sul portale Scuole in Chiaro.

Per gli studenti delle ultime classi del primo ciclo, questo è il primo grande momento di scelta del proprio futuro. I percorsi di studio e di formazione del secondo ciclo sono infatti molto diversi e fortemente caratterizzati da discipline, contesti e ambienti che preparano gli studenti a specifiche opzioni di carriera e la gamma delle possibilità è molto ampia. Per questo è importante prepararsi bene a questa scelta, dedicare un tempo adeguato e avere a disposizione i migliori strumenti di scelta e di approfondimento delle informazioni necessarie a valutare i percorsi più adatti e compatibili con le caratteristiche, le motivazioni e le potenzialità di ogni studente.

Ma quali sono gli aspetti da tenere in considerazione? Esistono strumenti di orientamento che possono aiutare gli studenti e le famiglie? Che ruolo possono svolgere gli insegnanti?

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La grande novità dei nuovi Percorsi per le Competenze Trasversali e l'Orientamento (PCTO), che hanno sostituito l'Alternanza Scuola Lavoro, è proprio la forte centratura di queste attività sulle competenze che servono alle studentesse e agli studenti per definire e poi gestire un proprio progetto di sviluppo professionale. Si tratta quindi di percorsi che devono mettere al centro dell'attività la soggettività di ogni studente, per aiutarlo ad esplorare i propri obiettivi, gli interessi e le proprie potenzialità, individuando nel mondo esterno alla scuola gli spazi e i contesti futuri di apprendimento e di lavoro che meglio rispondono alle proprie aspirazioni e caratteristiche. Questa valenza orientativa dei percorsi e l'esigenza di identificare le competenze trasversali che ogni studente può apprendere al termine di ogni percorso, rappresentano aspetti metodologici rilevanti e sono ben evidenziati nelle Linee Guida per la gestione dei PCTO, pubblicate dal MIUR ad ottobre 2019.

La base metodologica su cui progettare e realizzare i PCTO, in modo da dare ad ogni percorso una valenza orientativa, è il punto centrale che determinerà il buon esito di questo tipo di attività. L'approccio proposto nel documento del MIUR sottolinea l'importanza delle competenze di orientamento. Vediamo insieme gli aspetti principali di questo modello.

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L’Italia deve investire sui propri giovani e lo sviluppo futuro del nostro Paese dipende dai livelli di qualificazione delle future generazioni. L’accesso e la permanenza dei giovani nei sistemi dell’università e dell’alta formazione non è da noi un fatto scontato: anzi, il rischio di abbandono è tra i più alti in Europa. Per questo motivo il MIUR ha promosso e finanziato alle Università le attività di orientamento e tutorato chiedendo al sistema di individuare azioni innovative e nuovi strumenti da mettere a disposizione degli studenti per prevenire e ridurre questa inarrestabile “emorragia”.
Su questo tema stanno lavorando molte università, in Italia e in Europa: alcune si sono consorziate nell’ambito del progetto “E-Tutoring” per capire come le nuove tecnologie e i moderni sistemi di apprendimento permanente possono contribuire a migliorare i servizi di orientamento e tutorato.

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I tassi inaccettabili della dispersione scolastica, accanto ai numeri enormi che del grave fenomeno del “disimpegno di massa” dei giovani NEET dallo studio e dal lavoro, rappresentano una delle sfide più grandi e più urgenti che il nostro Paese dovrà affrontare nei prossimi anni. Come possiamo prevenire gli abbandoni e le situazioni di disorientamento e insuccesso delle future generazioni? Le raccomandazioni europee e le Linee Guida Nazionali sull’Orientamento Permanente sottolineano l’esigenza di anticipare quanto più possibile le attività di orientamento, come accade in altri Paesi Europei, dove il “career learning” inizia già nella scuola primaria.
Nelle scuole primarie esistono già numerose iniziative e sperimentazioni in questo ambito, ma mancano ancora modelli pedagogici condivisi e strumenti educativi utili a gestire le attività didattiche. L’Università di Firenze, nell’ambito del progetto internazionale Jobland ha appena avviato una indagine nazionale per raccogliere le esperienze dei docenti e per condividere le migliori pratiche. Ecco come le scuole possono partecipare.

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