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E’ una società tutt’altro che "liquida" quella che emerge da una serie di nuovi dati pubblicati nelle ultime settimane. Se da una parte la parola chiave di questi tempi è “cambiamento”, che sia politico, culturale o economico, dall’altra il nuovo report dell’Ocse ci racconta che in Italia cambiare posizione sulla scala sociale è tutt’altro che facile. Siamo in un paese cristallizzato in gruppi sociali rigidi e la possibilità di scrivere un futuro diverso da quello dei propri genitori sembra un'impresa tutt’altro che facile. La mobilità sociale rappresenta il diritto di poter scegliere un lavoro in base alle proprie capacità e caratteristiche: si tratta di un valore garantito dalla nostra Costituzione (Articolo 4) e, nei fatti, dovrebbe essere promossa dalla scuola, in primis, e da un sistema diffuso e qualificato di orientamento che aiuti ogni cittadino a individuare le migliori opportunità per valorizzare le proprie capacità e i propri talenti. Ma è davvero così? 

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E' necessario rafforzare il rapporto tra scuola e mondo del lavoro per favorire il miglioramento delle competenze dei giovani. A ribadirlo questa volta è l'Ocse, nel rapporto economico sull'Italia 2017, presentato a Roma presso la sede del MIUR il 15 febbraio u.s. dal Segretario Generale dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) Angel Gurria. I cardini principali devono essere le politiche attive del lavoro, il consolidamento della collaborazione tra scuola e mondo del lavoro, il rafforzamento e la qualificazione del sistema di formazione professionale anche post-secondario.

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