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COSA

S.OR.PRENDO è una banca dati sulle professioni, con schede dettagliate su 438 profili professionali. Un software per l’orientamento, che abbina gli aspetti caratteristici di singoli profili professionali con gli interessi di ogni utente.

PER CHI

Nella SCUOLA per promuovere la conoscenza delle professioni. Nei SERVIZI PER IL LAVORO per la consulenza di orientamento. Nei CENTRI DI INFORMAZIONE E ORIENTAMENTO per fornire informazioni dettagliate e aggiornate sulle professioni.

PERCHÈ

Ampliare le proprie conoscenze sul mondo del lavoro e delle professioni. Individuare in tempo reale una lista di profili coerenti con i propri interessi. Riflettere sulle proprie aspettative rispetto alla futura professione. Costruire percorsi di carriera, a partire da una lista di professioni.

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La professione del mese: Mediatore culturale

mediatore small

Attività lavorativa

Oltre ad offrire consulenza al singolo utente, alle famiglie, alle associazioni di migranti per aiutarli a muoversi autonomamente nella nuova realtà di vita e di lavoro, il mediatore culturale opera come interprete, sia elaborando materiali di presentazione dei servizi nelle lingue diverse dall'italiano, sia traducendo documenti, comunicazioni e avvisi.

Conoscendo la cultura dei migranti può, da una parte, interpretarne i bisogni e dare risposte efficaci che permettano loro di comprendere sia le opportunità offerte dai servizi pubblici presenti sul territorio, sia la cultura, gli usi e i costumi italiani; dall'altra, può aiutare le istituzioni ad analizzare i bisogni dei cittadini stranieri per progettare attività e servizi più coerenti con la loro integrazione.

Il suo obiettivo è quello di far si che gli utenti utilizzino le informazioni ricevute per attivarsi nella ricerca di una casa, di un lavoro e per conoscere le modalità di accesso ai servizi sociali, sanitari, ecc.

In particolare il mediatore culturale può:

  • affiancare l'équipe sociosanitaria nella presentazione degli indirizzi, terapie e procedure sociali e sanitarie compatibili con la cultura di provenienza dell'utente;
  • supportare l'attività di assistenza ad avvocati, difensori d'ufficio, magistrati;
  • valorizzare nelle scuole le culture differenti, di cui i bambini di minoranze etniche sono portatori;
  • svolgere funzioni di interpretariato nel caso di citazioni in giudizio per accusa di reati civili e penali, di supporto informativo e linguistico con la scuola, la famiglia e con la comunità di provenienza.


Inoltre può svolgere attività di riqualificazione interculturale del personale italiano in servizio, che si trova a relazionarsi con degli stranieri.

 

Conoscenze e capacità personali

Come mediatore culturale oltre ad avere un'ottima conoscenza della lingua italiana devi:

  • conoscere almeno un'altra lingua tra quelle parlate dai gruppi etnici maggiormente rappresentati nel territorio in cui ti troverai ad operare (arabo, cinese, rom, ecc.);
  • conoscere usi, consuetudini e religione dei cittadini per i quali sei chiamato a prestare la tua opera, oltre che quelli del Paese ospitante.


Molto difficilmente potrà essere una conoscenza acquisita solo con l'apprendimento teorico. Per poter mediare adeguatamente è necessaria un'esperienza di vita vissuta a cavallo fra due culture, come ad esempio una migrazione, un matrimonio misto o una permanenza pluridecennale in un altro Paese. Per questa ragione, il mediatore culturale spesso è uno straniero che si è adeguatamente formato nel Paese d'accoglienza.

Come mediatore devi conoscere bene il settore nel quale andrai ad operare (educativo, sanitario, giuridico o amministrativo), specializzandoti in quel settore e aggiornandoti continuamente. Dovrai avere una buona cultura di base, approfondendo anche materie quali l'antropologia culturale, la sociologia e la psicologia e dovrai conoscere il fenomeno migratorio, la multiculturalità, le caratteristiche della presenza di stranieri nel territorio regionale.

Il mediatore culturale è colui che consente la comunicazione tra soggetti e istituzioni che hanno difficoltà a dialogare, pertanto devi possedere un'ottima capacità di relazionarti con gli altri, buone doti comunicative, capacità di gestione e di risoluzione di conflitti. Devi essere rispettoso nei confronti dell'utente e della cultura di origine e manifestargli interesse e considerazione.

Inoltre dovrai essere disponibile a lavorare in équipe, a confrontarti, e collaborare con le altre figure professionali (psicologi, sociologi, assistenti sociali, giudici, ecc.) e con i servizi territoriali ed essere in grado di utilizzare le tecniche del colloquio individuale e di gruppo, dell'accoglienza, dell'ascolto attivo, della comunicazione e dell'interpretariato.


Opportunità di lavoro

Nel nostro Paese, il fenomeno migratorio ha ormai assunto un carattere strutturale e definito, ma l'utilizzo dei mediatori culturali è stato finora piuttosto episodico, benché il loro bisogno sia sentito in maniera crescente e sia stato oggetto d'attenzione delle politiche sociali. Per quanto attualmente non sia prevista formalmente, è facile ipotizzare una notevole espansione di questa figura professionale (come già è avvenuto in precedenza in altri Paesi europei).

La sua presenza è richiesta soprattutto in quei contesti in cui è avvertita con maggiore urgenza la necessità di "mediare" tra culture differenti, in particolare istituzioni educative (scuole, associazioni), sanitarie (ospedali, servizi sociali), giudiziarie (carcere, tribunali), amministrative (Comuni, Province). Anche se lavora nelle organizzazioni non profit (prevalentemente nelle cooperative), spesso si trova a operare in contesti pubblici (ospedali, carceri, tribunali) per incarichi da parte delle Amministrazioni Pubbliche.

Il mediatore culturale può trovare impiego nei seguenti servizi pubblici e privati di primo contatto:

  • negli uffici stranieri della pubblica sicurezza;
  • negli uffici per l'immigrazione e agli sportelli per il pubblico degli Enti locali;
  • nei centri di accoglienza;
  • nelle scuole di ogni ordine e grado;
  • nel settore sanitario (ospedali, consultori, ambulatori, pronto soccorso);
  • nei tribunali;
  • nelle carceri;
  • nelle aziende e servizi commerciali che prevedono la presenza degli stranieri;
  • nelle cooperative e associazioni che promuovono progetti di integrazione socio-culturale.


Il lavoro del mediatore culturale si va configurando sempre più come una professione di lavoro autonomo svolto o da liberi professionisti o da cooperative create ad hoc.

Quasi mai il mediatore culturale è un lavoratore dipendente, ma è generalmente impiegato con contratti di collaborazione professionale. Inoltre, collaborando spesso in progetti di integrazione socio-culturale, la sua attività è spesso precaria.

I testi sono tratti dal software S.OR.PRENDO