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Il fenomeno della dispersione universitaria in Italia ha raggiunto ormai da tempo livelli preoccupanti con costi sociali ed economici enormi per il nostro Paese. Nell'ultimo dossier sulla dispersione curato da TuttoScuola, si stima un tasso del 50% a fronte di un altro dato tristemente noto anch'esso da anni: l’incidenza dei laureati resta in Italia tra le più basse nell’Unione europea. Quali sono le misure che l'Università può mettere in campo per invertire questo trend negativo e con quali risorse?

Il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, consapevole dell'importante ruolo che giocano gli Atenei in questa sfida, ha avviato una misura stabile che prende il nome di Piani di Orientamento e Tutorato (POT). Tali POT hanno una dote di 5 milioni di euro l'anno e sono finalizzati a sostenere i giovani diplomati nelle scelte universitarie e nella gestione dei primi anni di studio. Recentemente sono state finanziate le attività da realizzare entro il 2019.

Vediamo insieme le caratteristiche di tale misura e le azioni che si possono mettere in campo.

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Pochi iscritti, tanti dispersi, pochi laureati in materie scientifiche. Questa la fotografia del mondo universitario italiano che emerge dagli ultimi report nazionali e internazionali. L’Italia registra appena il 26% di laureati tra i 25 e i 34 anni (contro il 40% in Europa) e un tasso di dispersione universitaria che raggiunge il 40% degli studenti iscritti con costi sociali ed economici enormi per il nostro Paese.

La necessità di un maggiore impegno degli atenei a sostenere i giovani diplomati nelle scelte universitarie e nella gestione dei primi anni di studio è chiara e confermata anche dalle iniziative del Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca che finanzia i nuovi Piani di Orientamento e Tutorato (POT).

Vediamo insieme le attività definite dalle linee guida del MIUR e le loro possibili applicazioni.

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Anche quest’anno la scelta delle scuole secondarie di secondo grado non è stata facile e tanti studenti insieme alle loro famiglie hanno affrontato questo delicato passaggio della vita, tentando di individuare bene il primo importante tassello su cui costruire il proprio percorso di sviluppo di una carriera formativa e professionale. I primi dati sulle iscrizioni scolastiche del 2018 indicano che la maggior parte (55,3%) degli studenti ha scelto i Licei, mentre un terzo circa (30,7%) ha deciso di iscriversi ad un Istituto Tecnico. Solo il 14% invece ha optato per un Istituto Professionale. 

Tante sono, come sempre, le variabili in gioco e, sul piatto della bilancia, pesano anche aspetti personali e sociali, quali la storia familiare, i contesti di appartenenza, interessi e abilità personali, le relazioni amicali e le caratteristiche dell'offerta scolastica territoriale. Sembra tuttavia che ancora rimanga molto sfumata la relazione tra la scelta effettuata e la consapevolezza degli studenti rispetto all'esito di tale scelta, ovvero la meta molto diversa in termini di conoscenze e competenze e di percorsi di carriera formativa e professionale che ogni scuola propone (che in realtà è già molto evidente).

Ma proviamo a riflettere meglio su questi numeri.

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