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Scritto da  Giovedì, 27 Giugno 2019 14:00

Nuovi spazi per l’educazione civica: l’urgenza di integrare anche l’orientamento nel curriculum. In evidenza

Mentre procede l’iter di approvazione del Disegno di Legge sull’Educazione Civica, la proposta di dedicare 33 ore all’anno a questi temi sembra trovare ampio consenso dentro e fuori la scuola. Il bisogno di affrontare con gli studenti temi che hanno un diretto impatto sul loro futuro e sulla propria convivenza e partecipazione civile alla vita del Paese è una delle priorità della scuola.

Tra i temi proposti nel documento approvato alla Camera ci sono anche “attività per sostenere l'avvicinamento responsabile e consapevole degli studenti al mondo del lavoro”. Si tratta dei temi chiave del lavoro e della scelta professionale (richiamati esplicitamente negli articoli 1 e 4 della Costituzione), che potrebbero integrare nel curriculum un monte ore dedicato formalmente all’orientamento, per accompagnare gli studenti anno dopo anno non solo alla scelta, ma anche alla definizione di un proprio progetto di studio e di sviluppo professionale.

“L'educazione civica contribuisce a formare cittadini responsabili e attivi e a promuovere la partecipazione piena e consapevole alla vita civica, culturale e sociale delle comunità, nel rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri” (Articolo 1 – Disegno di Legge sull’Educazione Civica).

L’idea di introdurre un monte ore annuale, già dalla scuola del primo ciclo, dedicato ai temi dell’educazione civica risponde sicuramente ad una forte istanza sociale che evidenzia il bisogno, percepito dalla maggioranza delle persone, di prevenire processi di disgregazione e di disorientamento delle nuove generazioni.

La scuola è sempre stata lo strumento tradizionale di socializzazione, dove accanto alle nozioni disciplinari, si apprendono le regole di convivenza e di accesso al proprio ruolo civile e professionale. Di fronte però a fenomeni economici, sociali e culturali complessi e ai rapidi cambiamenti negli stili di vita e nelle modalità di partecipazione e convivenza, emerge in modo diffuso e più pressante l’esigenza di codificare meglio questo ruolo e di formalizzare spazi di approfondimento e modelli didattici in grado di sviluppare questi temi in modo efficace con gli studenti.

Se guardiamo ai punti fermi che caratterizzavano la nostra società nel recente passato, il lavoro è forse uno dei pilasti di convivenza che ha sicuramente subito le trasformazioni più rilevanti, perdendo la tradizionale caratteristica di stabilità (stesso lavoro nella stessa azienda), per assumere invece molteplici forme che modificano le prospettive di vita delle persone, la percezione di poter partecipare attivamente alla vita della propria comunità, che rendono anche meno chiaro e leggibile il senso di identità professionale, le regole di appartenenza ad una comunità e le modalità di convivenza e di relazione.

Anche i valori etici e il bisogno di trovare una realizzazione personale nel proprio lavoro sono elementi che hanno subito grandi trasformazioni e che giocano oggi un ruolo molto più importante e strategico nella scelta di un percorso di studio e di lavoro. Così come la competitività, l’intraprendenza, la mobilità, la cooperazione sono idee e concetti che ormai fanno parte del mondo del lavoro moderno e che possono determinare l’inclusione o l’esclusione dei giovani da molti contesti, gruppi, comunità professionali o di apprendimento.

Per questo motivo, diventa fondamentale e urgente che la scuola integri al proprio interno attività dedicate all’orientamento (centrate sull’auto-conoscenza delle proprie caratteristiche personali e sulla costruzione di una propria identità sociale e professionale) e all’esplorazione del mondo del lavoro (quella che gli anglosassoni definiscono Career Learning e che in altri Paesi è già da tempo una attività integrata nel curriculum scolastico, fin dalla scuola primaria: si veda ad esempio il progetto Jobland).
L’Articolo 4 del Disegno di Legge, al punto 4, specifica che: “Con particolare riferimento agli articoli 1 e 4 della Costituzione possono essere promosse attività per sostenere l'avvicinamento responsabile e consapevole degli studenti al mondo del lavoro”. Gli articoli citati della Costituzione mettono il lavoro al centro della vita sociale del nostro Paese, come fondamento democratico (Art. 1 - L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro) e come diritto e dovere di ogni cittadino di scegliere quale tipo di lavoro svolgere (Art. 4 - La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.).
Le attività di orientamento possono quindi trovare piena legittimazione all’interno del monte ore dedicato all’educazione civica e possono contribuire in modo concreto nel processo di consapevolezza che ogni studente intraprende quando progredisce negli studi e prende le proprie scelte personali che avranno però anche un impatto diretto sulla società e sull’economia del proprio Paese.
Le attività di orientamento, organizzate con modalità didattiche attive e partecipative, centrate sui bisogni, sulle aspirazioni e sulle esperienze personali di ogni studente, rappresentano anche un modello utile per progettare anche le altre attività tematiche previste dal Disegno di Legge.

I temi dell’educazione civica sono infatti interdisciplinari, connessi a questioni etiche e politiche, direttamente collegati a valori e concetti fondanti del vivere civile e sociale. Per questo non si prestano ad una didattica tradizionale, ma devono essere affrontati attraverso una didattica attiva, dove l’insegnante propone e promuove processi di apprendimento che alimentano una consapevolezza soggettiva dei contenuti e una partecipazione diretta alla declinazione di comportamenti coerenti con le regole della convivenza e con uno sviluppo sostenibile del contesto di appartenenza.
L’orientamento e le attività di conoscenza del mondo del lavoro e delle professioni (Career Learning) offrono quindi alla scuola già un’ampia gamma di strumenti e modelli di lavoro utili per declinare attività e percorsi previsti dalla nuova normativa. Inoltre l’orientamento rappresenta anche il filo conduttore e il collegamento tra l’educazione civica e altre attività didattiche svolte dentro o fuori la scuola, come ad esempio i Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO – ex-Alternanza) che possono rappresentare anche un “laboratorio di educazione civica”, stimolando processi di apprendimento e di approfondimento di contenuti direttamente nei contesti di vita reale, a contatto con persone e all’interno di organizzazioni o istituzioni strutturate che applicano e interpretano le regole del vivere civile.
Attraverso i modelli teorici di riferimento delle attività di orientamento (si veda in particolare il modello delle CMS) si possono anche agevolmente definire specifici contenuti di apprendimento delle attività proposte, in termini sia di conoscenze acquisite sia di competenze esercitate nelle situazioni proposte (in azienda o in altri contesti laboratoriali).

Per ulteriori approfondimenti e contributi visita la pagina di Supporto ai Docenti.

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